Il Mondo piange Kobe Bryant, Leggenda Mondiale del Basket

Pubblicato da Giuseppe Franzese il

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Kobe Bryant ci ha lasciati. Il suo elicottero privato, un Sikorsky S-76, è precipitato e si è schiantanto sul suolo di Calabasas.
Insieme all’ex stella del basket americano, hanno perso la vita altre otto persone, tra cui la figlia di 13 anni Gianna, promessa del basket femminile.
Chiunque, amante o non del basket, ieri sera alla notizia della sua scomparsa avrà sentito un brivido attraversare il proprio corpo.
Forse perchè improvvisa, forse perchè relativa ad una delle più grandi leggende sportive.
Anche chi non ha mai seguito questo fantastico sport, si sarà trovato, almeno una volta nella propria vita, con la palla arancio tra le mani. E, dopo un paio di rimbalzi, avrà provato a tirare in sospensione, in cerca del canestro, urlando il suo nome: “Kobe Bryant”.

Black Mamba“. E’ questo il suo soprannome, scelto proprio da lui dopo aver visto ‘Kill Bill Volume 2’, film di Quentin Tarantino, perchè gli piaceva essere accostato al Mamba Nero, uno dei rettili più velenosi del mondo.
Perchè le giocate di Kobe erano tremendamente letali.

L’infanzia di Kobe in Italia e l’inizio della Stella

Bryant è cresciuto a pane e basket. Suo padre, Joe Bryant, era un cestista che ha vestito anche le casacche di Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggiana.
Per questo motivo Kobe ha vissuto l’infanzia in Italia. Terra che ha sempre amato. Terra che l’ha sempre amato.
26 giugno 1996, inizia la storia. Il draft vede pezzi pregiati come Allen Iverson, scelto alla numero 1 dai 76ers, Ray Allen, Steve Nash.
Kobe Bryant è la tredicesima scelta degli Hornets, che lo considerano talentuoso ma poco propenso al gioco di squadra. Ecco perchè lo gireranno subito ai Los Angeles Lakers, con i quali passerà 20 anni di carriera dal 1996 al 2016.
Un’unica maglia che lo renderà leggenda.
Il numero 8 scelto inizialmente era in onore di Mike D’Antoni, un suo grande idolo.
Il numero 24 invece significa cambiamento, crescita. Il suo motto era “vivi per 24 ore al giorno”, come a dire, non sprecare nemmeno un attimo della tua vita, perchè quando è passato potresti pentirtene.

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L’atleta, i numeri, i record

Kobe era un atleta meraviglioso, elegante ed efficace. I suoi movimenti erano danza. E le sue giocate erano gioie per gli occhi di chi poteva ammirarlo.
Con la casacca gialloviola dei Lakers, Kobe Bryant vince 5 campionato NBA, e una sfilza infinita di premi individuali, tra cui un MVP della regular season e 2 MPV delle finals.
Ha fatto sognare almeno due generazioni. Kobe Bryant è il post Michael Jordan e il pre Lebron James.
Proprio quel Lebron, erede del Mamba, passato questa stagione ai suoi Lakers. Proprio quel Lebron che, la notte prima della tragedia, diventa il terzo miglior marcatore della storia dell’NBA, scalzando proprio Kobe Bryant.
E proprio a Lebron è rivolto l’ultimo messaggio di Kobe: “Grande rispetto per mio fratello King James”.
Un messaggio semplice, dal quale traspare tutta la stima, il rispetto e l’umanità di un grande uomo.
Una umanità che ci aveva già fatto piangere il giorno del suo ritiro, quando Kobe dedica una lettera d’addio al suo più grande amore, il basket.
Una lettera intrisa di passione, tanto da ispirare Dear Basketball, un cortometraggio d’animazione vincitore di un Oscar, e che termina così:

Ci siamo dati entrambi tutto quello che avevamo.
E sappiamo entrambi, indipendentemente da cosa farò,
che rimarrò per sempre quel bambino
con i calzini arrotolati
bidone della spazzatura nell’angolo
5 secondi da giocare.
Palla tra le mie mani.
5… 4… 3… 2… 1…
Ti amerò per sempre,
Kobe

E noi ameremo per sempre te Kobe.
Grazie per tutto quello che hai insegnato!

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