Compie 53 anni il Divin Codino, semplicemente Il Calcio

Pubblicato da Giuseppe Franzese il

roberto baggio

Se domandate a 10 tifosi di calcio chi sia stato il più forte giocatore italiano di tutti i tempi, 9 di questi risponderanno senza esitazione “Roberto Baggio”.
E’ difficile, forse impossibile, pensare oggi, in un calcio sottomesso al dio denaro, ad un giocatore in grado di unire così tanto i diversi tifi calcistici.
Potremmo persino trovare qualcuno in grado di criticare bandiere come Paolo Maldini, Alessandro Del Piero, Francesco Totti, ma sarà estretamente complicato trovare dissidi sul fantasista di Caldogno.
Soprannominato Divin Codino per la sua tipica acconciatura, Roberto Baggio compie oggi 53 anni.

Gli esordi e l’amata Firenze

20 di questi li ha trascorsi ad insegnare calcio su tantissimi campi di Serie A, vestendo diverse maglie: Vicenza, Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna, Inter e Brescia.

Dopo gli esordi in C1 con il Lanerossi Vicenza, è con la maglia viola della Fiorentina che si affaccia al mondo del grande calcio.
E’ il 17 settembre 1989. Al San Paolo di Napoli si gioca Napoli-Fiorentina. Al 22′ Baggio si procura e realizza il rigore che sblocca il match.
Ma 9 minuti più tardi decide che è il momento di rivelarsi a tutti come un’icona del calcio mondiale. Prende palla a centrocampo, salta nettamente due uomini, fino a raggiungere il portiere avversario Giuliani che supera con un tocco di classe sopraffina prima di depositare in rete la palla del 2-0.
Sulla panchina avversaria osserva ammirato niente di meno che il Pibe De Oro Diego Armando Maradona che, dopo un primo tempo di riposo, entrerà e deciderà il match ribaltando il risultato.
Ma almeno quel giorno tutti gli occhi sono per la nuova stella Roberto Baggio.

roberto baggio fiorentina

Il passaggio alla Juventus e l’Italia

Nel 1990 fa scalpore il suo passaggio ai rivali storici della Juventus, con i tifosi viola che scendono in piazza a protestare contro il patron Flavio Callisto Pontello.
In maglia bianconera Roberto continua ad incantare tutti, tra cui l’avvocato Gianni Agnelli che lo accosta al grande Raffaello per le pennellate che dipingeva col suo piede.
E nel 1993, stagione nella quale la sua Juve conquista la Coppa Uefa in finale contro il Borussia Dortmund, France Football gli assegna il prestigioso Pallone D’Oro, il riconoscimento per il più grande giocatore europeo.

Ma il calcio non sempre regala emozioni, e spesso sa essere beffardo. Usa 1994, si gioca il campionato mondiale di calcio. Roberto Baggio incanta anche con la maglia della nazionale italiana.
A suon di magie e di gol, quasi da solo, trascina la nostra squadra fino alla finale. Ma nella lotteria dei rigori, contro il Brasile di Romario, sarà proprio lui a sbagliare il penalty decisivo dopo gli errori di Baresi e Massaro.
Un errore sicuramente importante, a dimostrare che in fondo era umano anche lui.
Non meno polemico fu poi nel 1995 il passaggio al Milan alla corte di Fabio Capello, con cui vince subito uno scudetto.
Dopo una parentesi clamorosa al Bologna, che si qualifica all’Intertoto grazie soprattutto ai suoi 23 goal in 33 partite, Roberto Baggio passa all’Inter, dove diventeranno memorabili le due perle contro il Parma nello spareggio Champions.
L’ultima tappa del suo meraviglioso viaggio fu il Brescia di Carletto Mazzone, dove passarono anche giocatori del calibro di Hübner, Toni, Guardiola e Pirlo.
Con le rondinelle, sul calare della sua carriera, realizza uno dei goal più belli della sua lucente carriera, fissato nella memoria di ogni tifoso.
E’ il 1 Aprile 2001, al 91′ proprio Andrea Pirlo pennella da centrocampo una palla deliziosa verso l’area di rigore avversaria.
Roberto Baggio, con la classe che solo lui possedeva, con un solo tocco stoppa la palla e dribbla Van Der Sar, prima di depositare il pallone in rete per l’1-1 finale. Un’autentica perla, regalata ad ogni amante di calcio.

Il ritiro di un campione

Il 16 maggio 2004 è il giorno dell’ultimo saluto a San Siro contro il Milan. Uno stadio gremito celebra l’ultima apparizione di un grandissimo sportivo riconosciuto come leggenda nonostante ben sei operazioni al ginocchio, quattro al destro e due al sinistro, e i conseguenti enormi dolori sopportati nel corso della carriera.
Ma il calcio, il suo grande sogno, valeva più di un ginocchio. Altri tempi, altro calcio.

baggio ritiro

Mi hanno chiesto molte volte di rientrare nel calcio, ma ho sempre detto di no, questo mondo non mi appartiene più!”. (cit. Roberto Baggio)

Manchi tanto Roberto. Ma hai ragione, questo calcio non ti merita più.
Buon compleanno Divin Codino!

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